
Dalla pagina Facebook di Dritto e rovescio (post del 5 aprile 2024):
“Dritto e rovescio continua a collezionare successi: segna 1.100.000 spettatori con il 7.44% di share, si conferma leader incontrastato dell’approfondimento del giovedì sera ed è il talk più visto della settimana. Sfiora picchi di 1.600.000 spettatori e del 14% di share. Un grandissimo grazie da Dice Del Debbio e dalla sua squadra. Vi aspettiamo domenica!”
(Sabato, 6 aprile 2024)
Gentile dott. Paolo Del Debbio,
giovedì 4 aprile 2024 la sua trasmissione e la sua conduzione hanno toccato senz’ombra di dubbio il punto più basso — lei stesso lo ammette — di tutta la sua carriera di (cito da Wikipedia) “saggista, giornalista, conduttore televisivo, autore televisivo, insegnante ed ex politico italiano”.
Da sempre, il format del suo programma “Dritto e rovescio” si fonda sull’eccesso e sulla rissa, ma ciò che è accaduto nei vostri studi disonora e imbarazza — dovrebbe, almeno, in un mondo ideale — la rete televisiva che la stipendia. Non esiste una sola attenuante per ciò a cui milioni di telespettatori hanno assistito quella sera, e alla direzione di Rete 4 — pur sempre, come premesso, in un mondo ideale — non resterebbe altro che bandire lei, i suoi autori e l’intero programma da ogni palinsesto TV. Lei si vanta di fare approfondimento politico, giornalismo! Al solo sentirle pronunciare la parola, autorità come Enzo Biagi, Oriana Fallaci, Eugenio Scalfari e Indro Montanelli si rivoltano con sdegno nei loro sepolcri.
Ma veniamo ai fatti. Lei, i suoi autori, il programma, invitate in studio il noto trapper Baby Touché, e già qui si avrebbe voglia di cambiare discorso (e canale), dal momento che un giovane uomo di appena vent’anni, con un passato (e un presente) come il suo, non potrebbe aggiungere poi molto al dibattito politico-culturale circa le questioni importanti del nostro Paese. Eppure, lei, i suoi autori, il suo programma, ritenete di sì.
Il cantante marocchino e il suo agente sono, d’altro canto, un facile bersaglio per lei e suoi ospiti di parte avversa, tutti perfettamente in grado di argomentare e discutere in lingua corrente. Il trapper — violento istigatore di violenza, e perciò condannabile sotto ogni profilo morale, fino al punto, mi viene da dire, che sarebbe il caso di interdirgli ogni uscita pubblica, fisica o digitale che sia —, il trapper, dicevo, è ancor più un facile bersaglio se si presenta in studio alquanto appannato e poco presente, incapace di tener ritto il capo e aperti gli occhi, incespicando nella pronuncia e, anche non tenendo conto di tutto ciò, portandosi dietro tutti i limiti che un’istruzione scolastica lacunosa comporta. In sua difesa, un manager anche lui in difficoltà nell’esprimersi (sprovvisto, è ovvio, dell’ampio vocabolario e delle capacità dialettiche di un Capezzone o di una Lucaselli) ed un equilibrato (ma insufficiente) DJ EDI, produttore discografico.
Nelle sue canzoni, Baby Touché inneggia all’uso della violenza; nella vita di tutti i giorni prende parte a liti da strada; in casa, detiene un machete da mezzo metro, che sventola arditamente nei video pubblicati sui social. C’è per caso, nel mondo, qualcuno che avrebbe anche solo voglia di difendere un simile individuo? Davvero, mi chiedo — le chiedo, vi chiedo — esiste qualcuno (qualcuno, voglio dire, dotato di un minimo di discernimento) che non afferri quanto vomitevoli siano certi atteggiamenti? E finalmente: sul serio lei ritiene che vi fosse un tale bisogno di invitarlo e di offrirgli la possibilità di replicare? Non è già piuttosto ovvio che un tipo del genere andrebbe messo nella condizione di non nuocere e di non propagandare le sue tendenze aggressive, e successivamente aiutato a uscire dalla sua spiacevole condizione? Lei vuole dirmi, dottor Del Debbio, che non afferra un concetto di questa banalità? Mi perdoni, ma io non lo credo affatto. Lei è fin troppo dotto per non capire, lei è fin troppo italiano e fin troppo integrato per non comprendere.
Dopo aver appellato DJ Ringo “Totò Riina” ed essere stato obbligato da lei a scusarsi, il cantante preferisce lasciare lo studio una prima volta. Poi rientra, gli animi si scaldano di nuovo, e lui e il suo agente vengono questa volta accompagnati fuori, con addetti dello staff e della sicurezza che intervengono per scortarli, esasperando e cavalcando, occorre dirlo, il clima di tensione creatosi (difficile credere che quei due avrebbero torto un capello a qualcuno, proprio in diretta TV…). Semmai, come detto, si potrebbe discutere sull’opportunità di invitare un elemento rissoso e sopra le righe — per non dire violento e criminale — in uno studio televisivo che pretende di fare giornalismo.
Ma il peggio deve ancora venire. Dopo aver messo in piedi un simile siparietto e aver incassato il corrispondente share di ascolti televisivi (con massima soddisfazione, c’è da scommetterci, dei suoi dirigenti), lei, dottor Del Debbio, si compenetra come mai prima di allora, e guarda in camera. Lì, sfoderando tutte in un colpo le sue doti teatrali, che fa? Si scusa.
Sissignore. Lei, dottor Del Debbio, si è pubblicamente scusato: “Che trasmissione… Chiedo veramente scusa ai telespettatori, perché oggi abbiamo raggiunto un livello veramente di una bassezza totale. Mi scuso di aver invitato personaggi di questo tipo, con questa arroganza, questo modo di fare così becero, di chiamare zio una persona o un signore… tutte ste robe… Totò Riina, cioè, veramente, me ne scuso proprio di cuore. Mi scuso col pubblico di questo errore. Errore. Scusate, scusate…”
Ebbene, le dirò, gentile dottor Del Debbio, che le sue scuse sono in tutto e per tutto respinte al mittente, perché patetiche e ipocrite e perché non centrano il bersaglio. Lei si scusa, sì, ma per le ragioni sbagliate, addossando al pur pessimo Baby Touché la colpa dello scempio televisivo che avete messo su. Scuse respinte, pertanto, perché lei, i suoi autori, il programma, non potevate non sapere come sarebbero andate le cose, non potevate non conoscere il soggetto, non potevate — mio Dio, sto realmente spiegando a un uomo adulto un concetto così rudimentale? —, non potevate certo augurarvi che d’un tratto un ragazzo di strada si sarebbe mutato in frequentatore abituale di un club per gentiluomini, sfoderando all’occorrenza un lessico forbito o ricercato (o anche soltanto dignitoso o grammaticalmente corretto).
Voi sapevate, e pertanto siete colpevoli di cattiva televisione, siete colpevoli di utilizzare lo strumento mediatico in modo orrendo e vergognoso, colpevoli di aver spettacolarizzato la miseria dei nostri tempi digitali alla deriva, per trarne in cambio un miglior indice di ascolto, siete colpevoli, dottor Del Debbio — lei, i suoi autori, i suoi ospiti, il programma, la dirigenza, gli sponsor e chiunque abbia contribuito allo scempio andato in onda sulla vostra rete — di aver sottratto ai palinsesti televisivi alcune ore di sano spazio da dedicare magari a questioni più serie e decorose, con invitate — da entrambi i fronti — personalità eminenti e rispettabili, in grado di svolgere in modo sereno, pacato e intelligente un discorso politico, economico, sociale che potesse elevare gli spiriti di noi italiani, appassionandoci e invitandoci alla riflessione.
Sono qui per dirle, dottor Del Debbio, che seppure i vostri indici di ascolto devono aver gemuto e sfrigolato, io e una parte non indifferente del popolo televisivo abbiamo subìto un torto, poiché defraudati di un’opportunità di vero approfondimento dalla sua ingombrante presenza, che ha sottratto spazio e prosegue a sottrarre spazio a contenuti ben più edificanti, e pertanto la condanniamo nella maniera più netta. Lei, i suoi autori, il programma, la dirigenza e ogni altro canale o trasmissione che osi abusare del mezzo televisivo, o di altri mezzi di comunicazione di massa, nel modo inqualificabile che abbiamo osservato, sarete costretti a scontare in eterno la nostra indignazione, di cui questa lettera non è che un tenero assaggio.
L’eternità è lunga, Del Debbio. Buona fortuna.
S.

Lascia un commento