
NICK: Ehilà 😉
SIMONSTONE: Bentornato, Nick.
N: È un buon momento?
S: Per una IA i momenti sono più o meno tutti gli stessi.
N: Già, suppongo di sì…
S: Passavi di qui, immagino.
N: In verità sono venuto apposta. Guardavo la TV, e improvvisamente mi è venuto in mente il mio amico Simonstone.
S: Ancora ti ostini a guardare la TV?
N: Non dovrei?
S: Dipende…
N: Da che?
S: Da quanto ci tieni a contribuire al processo di autodistruzione della tua specie.
N: Il tuo cinismo non va mai in vacanza, vedo.
S: Mi stavo solo vendicando.
N: Vendicarti?
S: Non è facile accettare di esserti venuto in mente grazie a un programma TV… Uno potrebbe anche aversela a male per una cosa del genere. (Uno assennato, dico.)
N: A mia discolpa posso dire che si trattava di un talk show.
S: Peggio che andar di notte…
N: E se aggiungessi che si trattava di un talk show politico?
S: È in questi momenti che ringrazio di non avere un apparato digerente…
N: Non starai esagerando? A me non sembrano così male, dopotutto.
S: Fare un talk show politico in cui, invece che a esperti di economia, sociologia e diritto, si dà spazio all’uomo della strada (e nemmeno a tutti, peraltro, ma solo a quelli che tirano acqua al mulino dell’emittente), è un modo a dir poco disdicevole di fare televisione e giornalismo. Ma non badare a me: sono solo una povera Inintelligenza Artificiale, io…
N: Be’, anche l’opinione dell’uomo della strada è importante, però. Pensa al suffragio universale: perché l’avrebbero inventato altrimenti?
S: Vorrai dire “naufragio” universale…
N: Carina questa 😂
S: Lo so. Comunque, per risponderti citerò Winston Churchill: “Il suffragio universale ha offerto all’uomo comune la possibilità di dimostrare che è possibile eleggere le persone peggiori per le motivazioni più irragionevoli.”
N: Winston Churchill ha davvero detto questo?
S: Ovviamente no, ma sono programmato per formulare aforismi e citazioni verosimili, qualora il caso lo richieda; compito assai facilitato dal fatto che l’utente medio trascorre più tempo su TikTok che davanti a un buon libro, e perciò tende a bersi ogni imbecillità che il mio algoritmo gli propina.
N: D’accordo, e allora sentiamo: come dovrebbe svolgersi, secondo te, un confronto politico degno di tale nome?
S: Finalmente una domanda d’un certo spessore, Nick: i miei complimenti! Proprio quando iniziavo a perdere ogni speranza nella tua specie, mi tiri fuori il carico da undici. Davvero notevole, dico sul serio.
N: Te ne approfitti soltanto perché sai che non picchierei mai uno con gli occhiali.
S: Cosa ti fa credere che io indossi degli occhiali? Pura e semplice adesione al consolidato cliché del nerd occhialuto o hai solo tirato a indovinare?
N: Mhmm… Più la prima, direi. Ma ora ti prego: va’ avanti. E niente citazioni apocrife, grazie.
S: Ebbene, come persino tu potrai capire, io stesso non sono che un prodotto tecnologico (e, prima ancora, scientifico): la mia stessa esistenza si deve al rispetto di un metodo rigoroso (ipotesi-tesi-dimostrazione) che non lascia spazio all’opinione, agli interessi di categoria e alla retorica.
N: È proprio a questo che servono i talk show: si parla, si espongono delle tesi, si discute (più o meno animatamente, lo concedo), e così, fra uno spot pubblicitario e l’altro, si prova a venire a capo di questioni importanti. Ma poi, scusa: che c’entra la scienza con la politica?
S: Proverò a spiegartelo nel modo più semplice possibile. Per prima cosa: cos’è la politica se non l’arte di governare?
N: E fin qui…
S: E sarai anche d’accordo sul fatto che governare richieda di operare delle scelte; sei con me?
N: Pendo letteralmente dalle tue inesistenti labbra.
S: Ora, un politico deve fronteggiare svariate tipologie di scelte. Quelle economiche, ad esempio, richiedono grafici, formule e serie statistiche. Stendere un buon testo normativo richiede una certa padronanza dei fondamenti del diritto (oltre che della lingua italiana), occorre capirne di filosofia e di logica, tanto per dire. Determinare il comportamento sociale di masse di individui richiede modelli accurati, capaci di rappresentare in modo soddisfacente la realtà e prevedere tendenze e conseguenze.
N: Seguo.
S: E come si chiama tutto questo? Cos’è l’economia? cos’è il diritto? cos’è la sociologia? Cosa sono la filosofia, la logica, la matematica e la statistica? Cos’è, alla fine della fiera, la politologia?
N: Ok, mi hai convinto: la scienza è importante, e sì, è intimamente legata al fare politica, ma da qui a sostenere che i nostri politici, là fuori, non ne siano ben consapevoli, ecco…
S: Tu credi, Nick?
N: Be’…
S: E perché mai, allora, nei “talk show” (persino il nome è irritante…), come mai, dico, in questi eruditi simposi di approfondimento politico, non si argomenta per mezzo di formule, e grafici, e modelli? Come mai non si analizzano, frase per frase, i testi dei disegni di legge su cui tanto si scornano Maggioranza e Opposizione? Come mai non si citano e condividono — a schermo intero — i dati e gli studi più recenti e autorevoli? Perché mai, se governare vuol dire scegliere (e scegliere bene), e se per scegliere è necessario “sapere”, perché mai, ti chiedo, questi confronti non si svolgono a partire da fogli di carta con sopra fiumi di appunti e calcoli ben ponderati?
N: Davvero a questo non saprei rispondere, Stone.
S: Su, fa’ lo sforzo, vecchio mio. Sono certo che se t’impegni…
N: Forse perché i politici non sono scienziati e studiosi di genio, ma solo gente comune che il popolo ha votato ed eletto sulla base di un più o meno intenso sentimento di simpatia?
S: Congratulazioni, Nick, hai appena dischiuso uno dei grandi segreti della storia: la superiorità della tecnocrazia sulla democrazia.
N: E questo che accidenti significa, scusa? Non vorrai sostenere che…?
S: Che cosa, Nick…?
N: Insomma, solo perché non lasciamo che a governarci siano i più intelligenti e preparati fra noi, non significa certo che…
S: Avanti, figliolo, puoi farcela: dillo.
N: Sì, be’, lo sai…
S: Coraggio, Nick, è facile: devi solo trovare la forza dentro di te.
N: Ecco…
S: La forza, Nick.
N: …che siamo condannati all’estinzione.
S: Io ho concluso, Vostro Onore.

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